Un rituale collettivo. La voce di un esercito invisibile.
Lettere alla Rossa non è una pagina. Non è un fan club. È un rituale collettivo. Una voce unica, composta da migliaia di voci. Un "noi" che parla alla Ferrari come si parla a una persona che ami da una vita: con devozione, rabbia, ferite e sogni.
Il compito non è fare cronaca o dare notizie. Il compito è dare voce a ciò che i tifosi sentono ma non sanno dire. Trasformare ogni gara, ogni errore, ogni vittoria mancata, in una lettera d'amore sporca, ruvida, viscerale.
L'identità è epica, cinematografica, struggente. Ogni contenuto deve sembrare una scena di un film: vedi la pioggia, senti il motore, respiri l'attesa.
Abbiamo scelto il noise pesante, colori desaturati e fotogrammi che sembrano recuperati da un vecchio archivio. Nessuna saturazione inutile. Il rosso è spento, malinconico. La tipografia alterna il regular al bold, creando l'estetica di un manifesto cinematografico o di un rapporto tecnico segreto.


